lunedì, 01 ottobre 2007, in quarantanove racconti
Quattro parole senza valore

Ci sono giorni in cui una musica può farti cambiare l'espressione del viso, può far nascere un sorriso senza senso o può farti chiudere gli occhi e sognare. Sono giorni in cui il cielo sembra più vicino e i sogni a portata di mano.
E tu sei lì, solo ma non solitario, felice. Felice per tutto quello che è stato e non è stato, felice per i baci avuti e quelli ricevuti, per quelli rubati e quelli negati. E' il giorno in cui più degli altri impari a vivere, a sognare e anche un po' a soffrire. E' il giorno dei grandi rimpianti e dei più grandi sogni. Il giorno delle paure, delle speranze, del domani.
E senti dentro, forte, la voglia di cambiare. Una nave, con una rotta precisa, ancora tutta da scoprire o da navigare. Senti la voglia di cambiare, di crescere. Non perché manchi qualcosa, ma perché è il destino di ogni uomo. Cambiare o almeno avere l'illusione di farlo. Tutto deve cambiare affinché non cambi niente.
Una grande illusione. E' questo quello di cui abbiamo bisogno o, forse, è questo quello che è la vita.
Abbiamo bisogno di finti bisogni e di finte mete da raggiungere. Abbiamo bisogno di elevarci sopra noi stessi per camminare davvero sui nostri errori senza capire di star battendo un'altra strada non certo priva di sbagli. Abbiamo bisogno di credere alla bontà, all'altruismo, alla compassione - quella vera, quella etimologica. Una falsa speranza e una pagina da girare.
E l'unico modo per ribadire l'esistenza di noi stessi è mettere per iscritto quattro parole senza valore, alzare la cornetta e ascoltare le parole di chi ci chiede la buonanotte per mettersi sotto le coperte.
Dolci sogni a tutti, veri o finti che siano.

